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Muore il Conte palermitano. Perchè quello di Lucio Tasca D’Almerita non era soltanto un titolo nobiliare ma un modo di essere; Lucio nobile lo era nei modi, nei gesti, nella postura. L’ho sempre paragonato a Giovanni Agnelli, fin dalla pima volta che lo vidi a Pantelleria accanto a Carole Bouquet, durante un incontro sulla Vite americana. 

Era lui a dettare i tempi e gli argomenti pur senza aprire bocca, trasudava  autorevolezza. E non per il suo ruolo sociale ma perché fonte massima di conoscenza sul vino siciliano, sul modo di produrlo e di venderlo.

La famiglia Tasca D’Almerita, nel mondo del vino, ha avviato con Lucio un percorso in cui è il prodotto finale a parlare e non il blasone, adottando un atteggiamento sempre collaborativo con gli altri produttori senza pretendere sconti o favori. Una vita volta a rendere grande la sua terra come territorio enoico d’eccellenzasenza abbandonarsi agli agi che i natali gli hanno concesso ma continuando a diversificare la produzione e le zone di coltivazione convinto com’era, che la Sicilia fosse un Continente enologico con temperature, suolo e metodi di coltivazione che cambiano ad ogni battito di ciglia.  Dall’equitazione al vino, dal jet set agli stivali infangati, la vita del Conte Lucio è sempre stata proiettata al futuro, della famiglia e dell’Isola.

La Sicilia non perde un nobile di nascita, ma di animo.

Il nostro cordoglio a tutta la famiglia.

Cinzia Taibbi

Evolversi e crescere ad ogni costo, anche in un momento come quello che viviamo da due anni ormai, nel quale “l’unica certezza è l’incertezza”, ma cosa si respira nella “nuova veste” del Gagini, da sempre Tempio della Cucina d’eccellenza?!?

Potremmo scrivere un’infinità di righe per raccontare piatti, accostamenti e sapori entusiasmanti ma quello lo lasciamo fare a quel mondo fatto di cloni, copie e tanti (non tutti) critici che non sanno che esiste una differenza tra “il cucinare per gli amici” ed “il cucinare per “clienti paganti e giustamente pretenziosi”, quindi ci soffermeremo sul lato che più ci ha colpiti, quello che percepisce chi quel mestiere lo ha fatto, che quelle sensazioni e quelle ansie le ha gustate.

Parleremo di un’orchestra.


“in che senso, parleremo di musica?!?”

Vi chiederete…

No! parleremo di RISTORAZIONE che funziona alla perfezione, a partire dal sorriso al momento dell’accoglienza, a seguire con l’entusiasmo nel racconto che crea l’aspettativa, la passione che sta dietro alla realizzazione di ogni portata, per finire col saluto di ARRIVEDERCI, perchè quì si concentra tutto, nel lasciare il cliente che a me piace definire ospite, quella voglia di tornare a gustare anche gli stessi piatti, magari portando un amico per condividere “L’ESPERIENZA”.

Una nota speciale va dedicata all’accostamento dei vini, dove non puoi non affidarti completamente all’infinita competenza del sommelier di casa Gagini.

In questo racconto non faremo alcun nome solo perchè ci vorrebbero un paio di giorni per elogiare ogni singolo soggetto, perchè come in un’orchestra ogni singolo strumentista ha un ruolo fondamentale ma lavora solo per un obbiettivo, rendere speciale l’esperienza dell’ospite al tavolo e lasciare un ricordo, non del suono del violino, ne del flauto, ne del meraviglioso sapore del pane, nemmeno del nome del direttore d’orchestra ma del ricordo unico di un’orchestra che chiameremo GAGINI.